
Fino a qualche anno fa, l’AIFO era per me soltanto la sigla di una organizzazione o associazione di quelle che si occupano di beneficenza.
L’incontro con Mario Consorti, membro della dirigenza AIFO, al mio ritorno dal Ghana, mi ha consentito di comprendere l’identità e di individuare l’ispirazione dell’Associazione.
L’AIFO è un organismo non governativo di cooperazione sanitaria presente in Africa, America latina, Asia e Oceania con progetti di prevenzione, cura e riabilitazione rivolti a persone affette dal morbo di Hansen, ossia la lebbra. Realizza programmi di reinserimento sociale delle persone disabili valorizzando il ruolo della comunità.
Sono milioni i bambini costretti a lavorare in condizioni di moderna schiavitù o a prostituirsi. Nelle baraccopoli delle grandi città dei Paesi in via di sviluppo, migliaia di ragazzini vivono un’esistenza precaria di abbandono e povertà. L’Associazione ha avviato il programma “Restituire l’infanzia”, una serie di interventi rivolti ai minori più bisognosi per garantire loro casa, cibo, istruzione e l’affetto di figure adulte di riferimento.
L’AIFO è nata nel 1961, ispirata dal messaggio e dall’opera di un grande testimone di solidarietà, Raoul Follereau. Milioni di persone nel mondo, sollecitate dalla forza del suo pensiero e dall’incisività della sua azione, hanno deciso di spendersi in un grande movimento d’amore.
Nei suoi scritti, lasciati in eredità a tutti i giovani del mondo, Follereau prende le distanze da qualsiasi ideologia politica.
“Proclamo erede universale tutta la gioventù del mondo: di destra, di sinistra, di centro, estremista… Tutta la gioventù: quella che ha ricevuto il dono della fede, quella che si comporta come se credesse, quella che pensa di non credere”
…a tutta la gioventù del mondo lascio…
La coscienza di sé e del proprio destino
● rifuggite dalla vigliaccheria dell’anonimato;
● rimanete voi stessi
● realizzate il vostro destino, con gli occhi aperti, esigenti, leali.
L’amore
● per la povera gente, per le persone ricche, per chi vive ai margini della società, per l’immigrato che vive accanto a voi;
● diventate insegnanti per gli analfabeti, medici per i malati, seminatori e mietitori per chi ha fame;
● edificate la felicità degli altri.
L’impegno
● il mondo non finisce alla frontiera;
● il bambino appartiene all’umanità;
● la libertà è patrimonio di tutti;
● davanti alla miseria, all’ingiustizia, alla vigliaccheria, non rinunciate mai, non venite a compromessi, non battete mai in ritirata. Lottate, combattete.
RAOUL FOLLEREAU
CHI ERA RAUL FOLLEREAU
La vita di Raoul Follereau (1903-1977) ha attraversato per intero il Novecento e vi ha lasciato un’impronta indelebile. Follereau, un francese colto e benestante, brillante poeta, giornalista e scrittore, scopre nel 1935 la lebbra: seguendo, per interesse personale e come inviato speciale del giornale La Nacion, le orme del missionario Charles de Foucauld, incontra ad Adzopè (Costa d’Avorio) un villaggio di lebbrosi. Ne rimane sconvolto. Per Follereau è un segno di Dio. Decide così di dedicare tutta la sua vita a combattere questo dramma vecchio come il mondo, che colpiva all’epoca circa 20 milioni di persone.
Nel 1942 in piena guerra lancia l’iniziativa di solidarietà L’ora dei poveri.
Ricercato dai nazisti, per una serie di articoli contro Hitler, è costretto a nascondersi.
Nel 1945 lancia il Natale del Padre de Foucauld e fonda L’Ordine della Carità che diventerà in seguito la Fondazione Raoul Follereau.
Mette il suo talento di grande comunicatore al servizio della lotta alla lebbra.
Nel 1953 con i soldi raccolti nei suoi giri di conferenze viene inaugurata ad Adzopè la città dei lebbrosi, con laboratori, radio, cinema e tante casette al limitare delle foresta. I primi malati escono così dall’emarginazione in cui da secoli erano tenuti; milioni di altri li seguiranno.
Compie più volte il giro del mondo per raccogliere fondi per curare i malati di lebbra. Rendendosi conto che questa malattia non sarà mai vinta fino a quando milioni di persone saranno colpite dalla povertà, dallo sfruttamento, dalla guerra, allarga il suo discorso a quelle che lui chiama le altre lebbre: “l’indifferenza, l’egoismo, l’ingiustizia”.
Follereau denuncia l’ingiustizia e l’ipocrisia in decine di pubblicazioni e migliaia di conferenze.
Abbraccia gli hanseniani dimostrando che sono uomini come gli altri.
Dalla sua opera nascono movimenti spontanei in tutto il mondo.
Scrive messaggi ai grandi della Terra: al generale Eisenhower, presidente degli Stati Uniti d’America, e a Malenkov, presidente del consiglio dell’Unione Sovietica. Sono appelli, senza tanti riguardi, rivolti ai capi delle superpotenze, alle loro coscienze.
1954: prima lettera di Follereau a Eisenhower e a Malenkov
“…se non mi risponderete, sarete costretti a rispondervi nel segreto del vostro cuore. Perché avete un cuore: senza dubbio. Ben nascosto sotto l’uniforme del soldato o sotto il doppio petto del proletario.
Voi siete, signori, i due uomini più potenti del mondo. So bene che ciò non significa gran che: gli uomini più potenti, salvo il male, non sono affatto liberi di fare qualsiasi cosa. Ma quanto vi domando è così poco… Quasi niente…
Datemi un aereo, ciascuno di voi un aereo, uno dei vostri aerei da bombardamento. Perché col costo di questi due velivoli di morte, si potrebbero risanare tutti i lebbrosi del mondo. Un aereo in meno in ciascun paese, ciò non modificherà l’equilibrio delle vostre forze…
Voi siete i semidei di questo secolo. I semidei, una volta, li temevano, li ammiravano da lontano. Non ricordo che i popoli li amassero molto: erano troppo lontani… Così è di voi… Siete troppo lontani… E troppo lontani l’uno dall’altro.
Non credete che sia questa una bella occasione <<per fare qualche cosa?>>
Dieci milioni di povera gente, non è tutta la miseria del mondo. Ma è già una grande miseria.
Due bombardieri! E si avrebbero tutte le medicine necessarie per guarirli!
Il problema non ne sarebbe ugualmente risolto? Lo so. Ma datemi intanto due aerei: e vedrete come si schiarirebbe.
E quale speranza nascerebbe allora in milioni di poveri cuori che non saranno soltanto quelli dei lebbrosi…!
Per il momento, io sono l’unico a sperare. Ma spero tanto, così tanto che mi ascolterete, che voi finirete per ascoltarmi…
Se piace a Dio, a questo buon Dio nel quale solo uno di voi due ha la fede, ma che vi ama tutti e due…”
Follereau istituisce nel 1954 la Giornata mondiale dei malati di lebbra, celebrata oggi, ogni anno, in 150 Paesi.
Tra il 1964 e il 1969 anima la campagna Il costo di un giorno di guerra per la pace, rivolta all’ONU, cui aderiscono 4 milioni di giovani in 125 Paesi.
Uno dei suoi volumi, Le livre d’amour, è stato diffuso in 10 milioni di copie e tradotto in 35 lingue.
Raoul Follereau muore a Parigi il 6 dicembre 1977.
Le sue opinioni e la sua azione resistono al tempo; a cento anni dalla sua nascita la continuità della sua opera è assicurata dalle associazioni che portano il suo nome o che sono legate alla sua esperienza. La straordinaria attualità del suo pensiero può essere sintetizzata in Amore e Agire. L’amore è alla base del suo slancio, che trova le sue radici in una fede profonda. Non è il fatto materiale di donare che è alla base della sua azione, ma è l’amore: “L’elemosina senza amore, non è nulla”
Nel passaggio del millennio, che lui stesso aveva posto come una sorta di spartiacque tra amore e paura, tra il trionfo dell’umanità e il suo suicidio, il pensiero risulta tanto più attuale quanto più si sono perse le radici delle ragioni della comune convivenza, della fede, della solidarietà, della pace.
Gli insegnamenti e l’esempio, attraverso il suo stesso linguaggio, sono riproposti nei libri, negli opuscoli e negli articoli che ci ha lasciato.
* * *
“I malati di lebbra,…ne ho visti in prigione, in manicomio, rinchiusi in un cimitero dissacrato, internati nel deserto con filo spinato, riflettori e mitraglie”
“Lebbrosi? Ne ho visti di nudi, di affamati, di urlanti e disperati… Ho visto i loro tuguri infetti, le farmacie vuote e i guardiani con il fucile. Ho visto un mondo inimmaginabile d’orrori, di dolore e di disperazione”
“Allontanatevi dai mascalzoni dell’intelligenza, come dai venditori di fumo: vi condurranno su strade senza fiori e che terminano nel nulla…”
“Se vi manca qualcosa nella vita, guardate in alto e il domani avrà il vostro volto…”
“Felice colui che può riunire in una stessa lotta, i suoi sogni di adolescente, le ambizioni della sua giovinezza, la sua volontà di uomo”
“La civiltà non è né il numero, né la forza, né il denaro. La civiltà è il desiderio paziente, appassionato, ostinato, che vi siano sulla terra meno ingiustizie, meno dolori, meno sventure. La civiltà è amarsi”
“Bisognerà che dominiate il potere del denaro, altrimenti quasi nulla di umano è possibile, ma con il quale tutto marcisce… Siate ricchi della felicità degli altri”
“Tutti simili? No. Ma tutti uguali e tutti insieme! Allora sarete degli uomini. Degli uomini liberi”
“La libertà non è un paravento sbalorditivo dietro il quale si gonfiano fedite ambizioni. La libertà è il patrimonio comune di tutta l’Umanità. Chi è incapace di trasmetterla agli altri, è indegno di possederla”
“Testimoni troppo spesso legati al deterioramento di questo secolo, spaventati da questa gigantesca corsa verso la morte di coloro che confiscano i nostri destini, asfissiati da un <<progresso>> folgorante, malati di egoismo e d’indifferenza, corriamo il rischio di non essere utili a nessuno, che la nostra vita non serva a niente”
“Il primo segno dell’amore è la giustizia. Il frutto della giustizia è la pace”
Raoul Follereau
AIFO
(Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau)
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